La cartella esattoriale ed il diritto di difesa del contribuente
A seguito di alcune richieste dei Lettori, oggi e nelle prossime uscite, analizzeremo alcuni aspetti delle cartelle esattoriali.
Il contribuente che non adempia spontaneamente la propria obbligazione tributaria subisce l’esercizio dei poteri di riscossione che tipicamente, cioè in virtù di specifiche previsioni, la legge riconosce all’Amministrazione tributaria.
D’altra parte, il procedimento di riscossione ha natura bifasica, nel senso che pur spettando i poteri di recupero coattivo del credito all’Agenzia delle entrate, l’attività materiale funzionale all’incasso dei tributi viene svolta da una sorta di “braccio operativo” dell’ente pubblico, per lo più la società partecipata Equitalia S.p.A., concessionaria dei servizi di riscossione tributaria.
In particolare, per la riscossione coattiva, l’avvio del procedimento è costituito dalla formazione del ruolo da parte dell’ufficio impositore: un elenco dei contribuenti e relative generalità, contenente il dettaglio dei tributi dagli stessi dovuti che, una volta trasmesso a Equitalia – o altro concessionario – dà luogo alla formazione della cartella di pagamento.
Occorre sottolineare che il ruolo ha valore di titolo esecutivo, pertanto Equitalia S.p.A. può aggredire i beni del contribuente debitore in forza del ruolo notificato al contribuente tramite la cartella di pagamento, senza che sia necessario uno specifico provvedimento da parte di un giudice.
Di conseguenza, la cartella esattoriale è un atto impositivo dell’Amministrazione finanziaria che, in quanto tale, a giudizio della Cassazione, deve essere motivato e contenere i presupposti giuridici per i quali l’atto è stato emesso, onde consentire al contribuente debitore l’effettiva conoscenza dello stesso.
Invero, tanto è previsto dalle disposizioni contenute nella legge n. 212/2000 a disciplina dello Statuto del contribuente.
Al contrario, la cartella di pagamento priva dei requisiti essenziali alla identificazione del credito tributario rappresenta una violazione del diritto di difesa del contribuente, con la conseguenza che quest’ultimo può far valere i propri diritti avanti l’autorità giudiziaria competente.
© Avv. Michele De Bellis, 6 ottobre 2012, 